Statuetta di Horus in forma di falco pellegrino – Periodo Tardo, XXVI Dinastia – Bronzo fuso
Questa raffinata scultura in bronzo rappresenta il dio Horus nella sua ieratica manifestazione di falco, una delle vette plastiche della toreutica egizia della XXVI Dinastia. L’opera si distingue per l’eccezionale equilibrio formale: il rapace è raffigurato stante, con le ali potentemente ripiegate lungo il corpo e la coda distesa, a suggerire una composta ma vigile maestà. Sul capo, la divinità reca la corona Pschent, la doppia corona dell’Alto e del Basso Egitto, simbolo dell’autorità sovrana universale. L’analisi ravvicinata rivela una perizia tecnica straordinaria: il piumaggio è reso mediante fini incisioni geometriche che catturano la luce, mentre il volto è dominato da grandi occhi rotondi e un becco adunco finemente modellato. Di particolare rilievo naturalistico è la resa delle zampe, dove la pelle rugosa e squamata è riprodotta con minuziosa fedeltà anatomica, conferendo al bronzo una vitalità vibrante.
Dettagli Tecnici
- Epoca: Periodo Tardo, XXVI Dinastia (664-525 a.C.).
- Materiale: Bronzo fuso a cera persa con tracce di patina originale.
- Dimensioni: Altezza 23 cm; Lunghezza 17 cm.
- Provenienza: Ex Vermot et Associés (Parigi, 2015); Collezione privata belga.
- Stato di conservazione: Eccellente stato di conservazione. Il reperto presenta ossidazioni cupriche superficiali e incrostazioni minerali coerenti con l’antichità e la giacitura millenaria, che ne attestano l’autenticità.
Contesto Storico-Religioso
Horus, il “Lontano”, non è soltanto una divinità uranica, ma il cardine teologico su cui poggia l’istituzione monarchica egizia. Come Unificatore delle Due Terre, egli incarna la vittoria dell’ordine sul caos. Durante la XXVI Dinastia, nota come Rinascimento Saita, il culto di Horus falco conobbe un’efflorescenza artistica che guardava ai modelli dell’Antico Regno, esaltando il concetto di “Horo vivente”: ogni faraone regnante era considerato la manifestazione terrena del dio. Il legame tra la divinità e il sovrano è storicamente sancito dal serekht, il più antico dei nomi regali, sormontato proprio dalla figura del falco. Questa statuetta non era un semplice oggetto ornamentale, ma un potente ex-voto o un simulacro templare destinato a veicolare la protezione divina sul cosmo e sullo Stato.
Documentazione Archeologica e Garanzia
Il reperto è accompagnato da un solido apparato documentale che ne traccia la storia collezionistica moderna, essendo passato per la prestigiosa casa d’aste parigina Vermot et Associés nel 2015 e appartenuto precedentemente a una rinomata collezione privata belga. L’opera è pienamente conforme alle normative vigenti in materia di circolazione di beni culturali ed è regolarmente censita presso le autorità competenti. Si cita a tal proposito il riferimento ufficiale: Codice Soprintendenza 115/2019 (Bologna). Tale documentazione garantisce la legittima provenienza e la libera detenzione del bene, rendendolo un investimento sicuro per il collezionismo d’alto profilo e la ricerca accademica.












