Parte Superiore di Sarcofago Mummiforme in Legno Stuccato e Policromo – III Periodo Intermedio (1085-711 a.C.)

9.500,00

Questa raffinata porzione superiore di coperchio di sarcofago rappresenta un’altissima testimonianza dell’arte funeraria egizia del III Periodo Intermedio. Il volto, caratterizzato da un incarnato bruno-rossiccio, esibisce un’espressione di ieratica serenità, culminante in un sorriso enigmatico che allude alla beatitudine dello stato post-mortem. Gli occhi, ampi e profondi, sono delineati con precisione dal bistro nero, prolungandosi verso le tempie per enfatizzare lo sguardo divino del defunto trasfigurato. La parrucca tripartita è di straordinaria complessità, ornata da un motivo a piumaggio finemente miniato e da una reticella di perline che simula i preziosi tessuti dell’epoca. Sulla sommità della fronte troneggia lo scarabeo solare, simbolo di Khepri e del perpetuo divenire, garantendo al defunto la forza necessaria per la rinascita all’alba. Il petto è adornato da un monumentale collare Usekh a più giri di perline azzurre e bianche, un elemento non solo ornamentale ma profondamente magico, volto a conferire protezione e rigenerazione vitale.

Dettagli Tecnici

  • Epoca: III Periodo Intermedio (1085-711 a.C.).
  • Materiale: Legno scolpito, rivestito di stucco e finemente decorato con pigmenti naturali a tempera policroma.
  • Dimensioni: 54 x 46 cm.
  • Stato di conservazione: Eccellente leggibilità del decoro policromo; presenza di fessurazioni naturali del supporto ligneo e una patina autentica che conferisce al reperto un carattere di assoluta storicità.

Contesto Rituale e Simbolismo

Nell’antica cosmogonia egizia, il sarcofago non era un semplice contenitore, ma veniva definito Neb-Ankh, ovvero il “Signore della Vita”. Esso costituiva un microcosmo protettivo dove la cassa rappresentava la terra (Geb) e il coperchio il cielo (Nut). La raffigurazione mummiforme del defunto, sovrapponibile alla figura di Osiride, re dell’Oltretomba, permetteva all’anima di identificarsi con la divinità stessa, superando le insidie del Duat. Attraverso l’integrità della maschera e la ricchezza dei simboli solari, il reperto garantiva la conservazione dell’identità (il “Ren”) e la continua ascesa del defunto verso la luce eterna.

Documentazione Archeologica e Provenienza

Il presente reperto vanta una storia collezionistica di rilievo, provenendo da una Ex Antica Collezione Francese, formatasi nella prima metà del XX secolo. L’opera è regolarmente censita e accompagnata dalla documentazione legale necessaria per la libera circolazione e il possesso di beni archeologici.

Codice di riferimento Soprintendenza: 90/2019 (Bologna).

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